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Social media: gestire il mostro

martedì, novembre 10th, 2009

Tratto da Patrick Gordon, Duo Marketing + Communications

10 Novembre 2009

Dal 2000 il numero di utenti internet è aumentato vertiginosamente da circa 360 milioni in tutto il mondo, a circa 1.6 miliardi. Questo fenomeno ha provocato un aumento nel numero di applicazioni social media.

I siti di social networking, come Twitter, Facebook, Linkedin e YouTube sono entrati nel linguaggio comune. Ad esempio Facebook in soli 4 anni è diventato un fenomeno di livello mondiale con più di 300 milioni di utenti. Questa crescita ha permesso di creare vastissimi database di contatti potenzialmente interessanti per le aziende e la popolarità dei social media come canali di vendita è in continuo aumento. Purtroppo nonostante le potenziali opportunità, la maggior parte delle aziende devono ancora capire i veri vantaggi. Ma perché? E cosa si può fare per massimizzare i benefici che ci portano i social media?

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Utilizzare i social media per motivi validi

Troppe aziende cominciano ad adoperare certi strumenti solo perché vanno di moda, senza avere in mano una vera pianificazione. Se stai sperimentando i social media solo perché lo fanno i tuoi amici/parenti/colleghi/concorrenti, è tempo buttato via. I social media non sono per tutti. Un’azienda che vende cellulari al mercato privato potrebbe trovare le pagine di Facebook utilissime, mentre un’azienda che vende pallet non lo troverà utile per niente. Prima di adoperare qualsiasi forma di social media ti devi porre la domanda “qual è il valore che porta alla mia attività?”.

Privacy/protezione dei dati

Benché sia scontato (?) che per twitter non si usa la stessa password che si usa per la banca online, sempre di più gli hacker prendono di mira i siti di social media, cercando di ottenere informazioni comunque sensibili. Attenzione anche per le attività degli account che non gestisci direttamente. Se non ti senti a tuo agio mettendo un post (un messaggio) o partecipando ad una discussione su determinati argomenti, non lo fare! Ricordati che quello che scrivi può essere condiviso da chi legge. Se per esempio tu scrivi qualcosa che non è esattamente “gradito” al tuo capo, ricorda che nel giro di poche ore qualche centinaio di persone in una trentina di aziende diverse potrebbero avere letto il tuo post su quanto detto sul tuo futuro ex boss.

Esposizione del brand

Uno dei vantaggi più grandi dei social media è anche potenzialimente il suo più grande svantaggio – cioè l’integrazione (la capacità dei social media di “parlare” tra di loro). Se uno scova il filmato di un brand famoso coinvolto in un’attività illegale, entro pochi minuti il filmato apparirà su YouTube, pochi minuti ancora e verrà “twitterato” da 500 persone, mentre nel frattempo altre 300 persone stanno creando articoli per altrettanti blog, che scatenano la creazione di due gruppi Facebook pro-attivi nel seminare notizie contro il tuo prodotto in 50 paesi diversi. E sono passate solo poche ore.

Ruba tempo

Cercare di gestire tutti gli account di social media richiede tanto, ma tanto tempo. E’ un lavoro in se stesso. Grazie alla facilità di utilizzo, le informazioni vengono aggiornate molto velocemente. Se non c’è una persona incaricata di seguire tutti gli aggiornamenti online, un commento quasi insignificante può diventare un catastrofe universale. Gestire i social media significa molto di più che creare una pagina Facebook, significa avere una conoscenza approfondita dell’azienda, ed un ottima comprensione del settore.

Strumento sociale/tempo morto

I social media possono rappresentare dei valori per l’azienda colossali, ma lo staff può approfittare della loro presenza. Mediamente, un utente Facebook passa 25 minuti al giorno sul sito. Se questo tempo dovesse essere tempo lavorativo, l’imprenditore perderebbe tante ore di produttività. Se decidete di utilizzare i social media come canale di vendita dovreste preoccuparvi di dare l’accesso solo a chi è convolto direttamente nella attività “sociale” aziendale.

Pianficare

Se intendi usare i social media, devi essere sicuro di avere una strategia già dall’inizio. Chi li gestisce, come rispondere alle domande, per qual motivo li stai adoperando, come monitori i vari siti, quale incremento nelle vendite ti aspetti, entro quando?

Il successo della tua campagna di social media deve assolutamente essere misurabile, sia in termini di visibilità o di fatturato, diversamente ti stai preparando il cappio al collo.

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Il meccanismo di twitter

venerdì, novembre 6th, 2009

Partitina.it aveva aperto un profilo twitter, senza capirne bene il funzionamento e quindi abbandonandolo alla polvere digitale per qualche tempo. Insieme lo abbiamo spazzolato e lucidato, facendolo tornare a cinguettare di tutto quello che riguarda gli sport: quelli più strani, quelli di nicchia, quelli per cui è difficile trovare un compagno di gioco.

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Qualche giorno fa Partitina.it è stata seguita (followers) da La Gazzetta dello Sport, approdata  anche lei finalmente su twitter. “è una cosa importante o poco significativa? Non riesco ad entrare nel meccanismo di twitter!!” è stato il suo grido di aiuto.

Twitter (ed anche diversi altri strumenti di oggi giorno) non hanno niente di paragonabile nel passato. Cioè, è impossibile dire “è come l’evoluzione dello strumento pinco pallino”, perché non lo è!

(altro…)

E Twitter creò le liste!

giovedì, ottobre 29th, 2009

Come ampiamente preannunciato, finalmente è possibile mettere ordine fra tutti gli account Twitter che sarebbe interessante seguire, ma che poi è difficile, se non impossibile, monitorare. Infatti con questo nuovo strumento è possibile raggruppare i  “following” in liste evitando di dover seguire in una sola pagina gli aggiornamenti di un numero troppo elevato di persone.

Non solo, è anche possibile seguire liste create da altri utenti o rendere le nostre liste pubbliche così che anche altri utenti le possano seguire. Le liste non sono ancora disponibili per tutti gli account, ma dovrebbero esserlo a breve.

L’uso è estremamente semplice. Andiamo a vedere cosa è cambiato.

Rispetto alla visualizzazione dell’account a cui eravamo abituati compaiono due novità. Vengono mostrati il numero di liste in cui un account compare (1) e l’elenco delle liste create dall’account (2)

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Nel nostro esempio lorenzosali compare in due liste e ha creato due liste (la lista test-pub e la lista group).

Quando invece si va a vedere l’account dall’esterno si vedono soltanto le liste pubbliche (nel nostro esempio solo la lista test-pub è pubblica, mentre la lista group è privata)

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È possibile aggiungere un account Twitter sia ad una lista pubblica che ad una lista privata con un semplice click del mouse

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Andando nella pagina della lista è possibile è possibile vedere i tweet di tutti gli account che fanno parte della lista ed è possibile gestirla, in particolare modificandone il nome e il tipo, oppure eliminandola.

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Già diversi utenti mi hanno chiesto a cosa serve uno strumento di questo tipo. Un esempio? Se io volessi tenermi informato sugli aggiornamenti delle squadre di calcio (può essere il caso di un giornalista sportivo) perché seguirle tutte quante? Troverei un miscuglio degli aggiornamenti calcistici in mezzo ai tweet di tutti gli altri miei contatti Twitter. Molto meglio fare una bella lista con le squadre, pubblica o privata a seconda se intendo o meno condividerla con altri.

Come tutti gli strumenti neonati, anche le liste avranno sicuramente un’evoluzione nel futuro prossimo (Twitter stessa chiede feedback ai suoi utenti), ma possiamo già affermare che saranno di ausilio a tutti i “twitteratori”!

hash tags, questi sconosciuti

martedì, ottobre 13th, 2009

Una delle cose più utili di Twitter sono gli hash tags. La parola viene dalla combinazione delle parole inglesi “hash”, con sui si indica il simbolo # e tag, che significa etichetta. In pratica si tratta di un’etichetta preceduta dal simbolo # e serve ad assegnare una categoria ai tweet, i cinguettii, insomma i messaggi inviati tramite Twitter.

A che servono gli hash tags? Twitter è un enorme calderone in cui ci sono triliardi di brevissimi post, una marea di informazioni che non è facile raggruppare o semplicemente mettere in relazione. Ecco che l’hash tag ci viene in aiuto. Se noi vogliamo postare su Twitter una serie di messaggi relativi a Twitter, non dobbiamo far altro che inserire all’interno di ogni messaggio l’hash tag #twitter.

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Ma qual è l’hash tag giusto? Non c’è una regola assoluta, poiché l’hashtag è, detto all’inglese, community-driven, nel senso che affinché abbia un senso il suo utilizzo deve essere condiviso da un gruppo di persone più o meno ampio. Uno degli usi più comuni è in relazione ad un evento, sia esso di cronaca o di intrattenimento, relativo al lavoro o al tempo libero. Del resto il primo hashtag divenuto famoso è #sandiegofire relativo agli aggiornamenti per l’incendio di San Diego del 2007.

Ultimamente anche agli eventi italiani (almeno a quelli 2.0…) una delle prime cose che vengono comunicate ai partecipanti è l’hashtag da usare per i post relativi all’evento, come ad esempio è successo al recentissimo Working Capital di Firenze.

Qualora volessimo usare un hashtag in un nostro post per identificare un argomento specifico, ma non fossimo sicuri su quale utilizzare, esiste un motore di ricerca che aiuta a cercare hashtag esistenti. Se ad esempio cerchiamo twitter ci sono diversi hash tags. Per identificare il tag più appropriato possiamo navigare fra i messaggi inviati dagli altri utenti di Twitter e che hanno usato quel tag.

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Una volta che tutti i nostri post sono in relazione fra loro e possono essere trovati tramite Twitter Search, hashtags.org o su un altro dei tanti motori dedicati alle ricerche in Twitter.